domenica 5 dicembre 2021

Da Ateneo di Naucrati, "Prologo dei Deipnosofisti"

«Ateneo è il padre di questo libro, destinatario della sua opera è Timocrate, e Dotti a banchetto ne è il titolo. 
Il soggetto dell’opera è il seguente: il romano Larense, uomo di condizione economica e sociale splendida, elegge a commensali i massimi esperti in ogni disciplina tra quelli del suo tempo, e fra di loro non ce n’è uno del quale l’autore non abbia riportato i bellissimi interventi nella conversazione. 
Ecco perché ha introdotto nell’opera pesci, con i relativi modi d’impiego e le spiegazioni dei nomi; molteplici varietà d’ortaggi e di animali d’ogni specie; autori di storia, poeti e dotti in ogni campo, strumenti musicali e innumerevoli tipi di scherzi, e ha incluso nell’esposizione differenze tra le coppe, ricchezze di re, dimensioni di navi e altri argomenti, tanto numerosi che non mi sarebbe facile neppure richiamarli alla memoria: se ne andrebbe l’intera giornata ad esporre un genere dopo l’altro. 
E ancora, il disegno generale dell’opera vuole imitare la sontuosa abbondanza del banchetto, e l’articolazione del libro rispecchia il menu servito nel corso della trattazione. 
Tale, dunque, si presenta il sopraffino banchetto di discorsi messo in scena da Ateneo, che del disegno generale dell’opera è il mirabile ideatore, e che, superando se stesso, come gli oratori di Atene, con l’ardore della sua eloquenza s’innalza di grado in grado attraverso le parti che si succedono nel libro.»
(I 1, 1a–c)
«Al banchetto partecipavano Masurio, giurista, che aveva dedicato non poca attenzione a tutti i tipi di apprendimento, oltre che un poeta di eccellenza, un uomo secondo a nessuno in cultura generale, che aveva perseguito diligentemente il ciclo completo di studi accademici. Qualunque fosse il soggetto in cui mostrasse la sua cultura, sembrava che quello fosse il suo unico tipo di studio, tale era la gamma enciclopedica in cui era stato nutrito dalla fanciullezza. Era, come dice Ateneo, un poeta satirico non inferiore a nessuno dei successori di Archiloco. 
Presenti, anche, erano Plutarco, Leonida di Elide, Emiliano Mauro e Zoilo, il più spiritoso dei filologi. 
Di filosofi c'erano Ponziano e Democrito, entrambi di Nicomedia, eccellenti per vasta erudizione; Filadelfio di Tolemaide, un uomo non solo allevato nella contemplazione filosofica, ma anche di provata esperienza nella vita in generale. 
Dei cinici ce n'era uno che chiamavano Cinulco, che non solo "due segugi seguivano", come Telemaco che andava in assemblea, ma molti di più di quanto lo fossero nella muta di Atteone. 
Di oratori c'era una compagnia numerosa come quella dei Cinici, contro i quali, così come tutti gli altri oratori, inveiva Ulpiano di Tiro. [...] 
E tra i medici c'erano Dafno di Efeso, di carattere puro così com'era consacrato alla professione, non dilettante nella sua comprensione delle dottrine dell'Accademia; Galeno di Pergamo, che aveva pubblicato più opere di filosofia e di medicina di tutti i suoi predecessori, e nell'esposizione della sua arte eccellente come qualunque degli antichi e anche Rufino di Nicea. 
E c'era anche un musicista, Alcide di Alessandria.»
(I 1c-f, con tagli)
«TIMOCRATE: "Ateneo, eri presente di persona a quella nobile assemblea di uomini conosciuti come deipnosofisti, di cui si è tanto parlato in giro per la città? O hai avuto notizia da tuoi amici?"
ATENEO:"C'ero io stesso, Timocrate."
TIM.:"Vuoi consentirci di partecipare a quel nobile discorso in cui avete vuotato le tazze? Perché 'a chi tre volte pulisce la bocca gli dei danno una parte migliore', come, credo, dica il poeta di Cirene. O dobbiamo chiedere a qualcun altro?".»
(I 2ab)

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