«Mi chiedete di Tito Labieno […]. Aveva una tale franchezza da superare ogni limite e, visto che si scagliava contro uomini di tutti le classi, si era guadagnato il soprannome di "Rabieno". Aveva certamente un animo grande, pur fra i vizi e impetuoso come la sua intelligenza, lui che, in mezzo a una pace così assoluta, non aveva ancora deposto gli spiriti pompeiani. Contro di lui per la prima volta fu escogitata una pena mai sentita: i suoi nemici ottennero, infatti, che tutti i suoi libri venissero dati alle fiamme […] Egli non tollerò l’offesa e non volle sopravvivere al proprio lavoro: diede ordine che lo portassero nella tomba di famiglia e lì lo chiudessero, evidentemente nel timore che il fuoco appiccato alla sua fama fosse invece negato al suo corpo; con le sue mani non solo si uccise, ma si seppellì. Ricordo che una volta, mentre leggeva pubblicamente le sue Storie, riavvolse gran parte del rotolo, dicendo: “Le cose che tralascio qui verranno lette dopo la mia morteǃ”.»
(Controversiae, X, Praefatio, 4-8.)
«Seneca divise, non senza profitto, le epoche della città romana.
Egli ha affermato che in un primo momento la sua infanzia fu sotto il re Romolo, dal quale Roma nacque e, per così dire, fu educata; allora la sua infanzia sotto gli altri re fu cresciuta e modellata con più numerosi sistemi di istruzione e delle istituzioni; ma alla fine, nel regno di Tarquinio, quando ormai era cresciuta come si deve, non sopportava la schiavitù; e, dopo aver gettato via il giogo di una tirannia altezzosa, ha preferito obbedire alle leggi, piuttosto che ai re; e quando la sua gioventù è terminata entro la fine della guerra punica, poi a lungo con forza ha confermato che aveva cominciato ad essere virile.
Infatti, quando Cartagine è stata spazzata via, dopo esser stata a lungo la sua rivale al potere, stese le mani per terra e per mare su tutto il mondo, fino a quando, dopo aver sottomesso tutti i re e le nazioni, quando i materiali per la guerra ora mancavano, abusò della sua forza, con la quale essa stessa si distrusse.
Questa è stata la sua prima età, quando, lacerata da guerre civili e oppressa dal male intestino, di nuovo ricadde nel governo di un unico sovrano, per così dire girando ad una seconda infanzia.»
(Lattanzio, Divinae Institutiones, VII 15)
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