domenica 9 agosto 2020

Da Dioscoride

«Io sono quel Tespi che, primo, rimodellò il canto dandogli una sfumatura tragica,
inventando nuovi diletti per gli abitanti dei villaggi,
al tempo in cui Bacco conduceva un coro
per il quale come premio delle gare c'era ancora un capro e un cesto di fichi attici.
I nuovi cambiano tali cose; il tempo infinito
apporterà molte altre innovazioni, ma ciò che è mio è mio»
(AP, VII 410)

«Anch'io custodisco il corpo di Sositeo,
come in città un altro dei miei fratelli fa con Sofocle, io, Scirto barbarossa;
infatti quell'uomo cinse degnamente l'edera
– sì, per i cori! – dei Satiri fliasii
e condusse me, ormai allevato in nuovi costumi,
alla memoria patria, restaurando gli antichi usi,
e di nuovo introdusse con impeto nella Musa dorica
il ritmo maschio, e trascinato al suono di una voce potente
……. rinnovato
dal genio spericolato di Sositeo»
(AP, VII 707)

«Al commediografo, cenere muto, a Macone
porta un'edera contenziosa, vivente, sulla tomba:
ché non hai qualcosa di ritrito, ma dell'arte arcaica
qualcosa di degno tu porti come resto.
E ciò dirà il vecchio: "O città di Cecrope, anche presso il Nilo
vi è ove germoglia il pungente timo tra le Muse".»
(AP, VII 708)


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